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Sacro Cuore di Gesù, un po di storia

Castrofilippo, la sua storia
di Calogero Serravillo, pubblicato il: 09/07/2016 in: , Letto: [715] volte

Chiesa del Sacro Cuore di GesùDai dissidi alla Chiesa!

Le vicende costruttive della Chiesa vanno ricercate negli anni che vanno dal 1900 al 1912. Don Vincenzo Savatteri era un sacerdote “imprenditore”, quindi più improntato a comandare che a farsi comandare.

Da qui i dissidi col nuovo parroco in Matrice andarono avanti, man mano crescendo, per quasi un decennio, non solo per questioni ecclesiali, anche per altri interessi di natura economica ed amministrativa. Il Savatteri per tirarsi fuori dalla Matrice, ove era “costretto” a celebrare, comprò allora degli spazi, dove oggi c’è l’omonima piazzetta a lui dedicata, attigua ad altri lotti già di suo possesso, (vedi pure l’ex mulino), ai margini estremi dell’allora centro abitato, per farvi un luogo di culto. Due piccole porzioni limitrofe ai detti appezzamenti, così come ci dice sia il sac. A. Sferrazza, sia altri testimoni, gli furono regalati da mastro Giuseppe Ippolito. Savatteri risiedeva in via Vittorio Emanuele Orlando, ma nel 1912 appunto costruì ex novo un’altra dimora nella detta piazzetta, dove si stabilì fino alla sua morte. In sostanza sono i locali dell’attuale canonica, presso la chiesa del S. Cuore.

Una volta qui, poiché non andava più a dire messa in Matrice, scrisse al Vescovo chiedendogli l’approvazione e il via libera per la costruzione di una chiesa, naturalmente utilizzando fondi propri. Risposta non ne arrivava, tant’è che per diverse volte da quel che ci risulta, il Savatteri si recò in Curia, dove con le più disparate scuse lo rimandavano a casa. Allora egli, caparbio qual era, fece di testa sua, erigendo un piccolo edificio, pressoché una baracca insomma, quasi tutta fatta di tavole, dove, per assolvere le disposizioni obbligatorie per le celebrazioni che ha l’ordine sacerdotale, vi diceva la messa per conto suo in attesa di sviluppi più certi, “ufficiali” insomma, per la tanto desiderata chiesa, naturalmente con una costruzione più consona. Fu inviato in “missione ricognitiva” e con pieni poteri, il vicario vescovile per “neutralizzare” questo provvisorio posto dove si celebrava. La vicenda imboccò una strada diversa. Successe che, invece di far chiudere questo sito “non consentito” e fatiscente per le celebrazioni, poco dopo si dette via libera con “alcuni vincoli”, alla sua ufficializzazione. In sintesi l’originario piccolo fabbricato fu ampliato, ma era povero di ogni decorazione e con il tetto di tavole a vista. No, non fu per motivi economici, il Savatteri non aveva di questi problemi, ma per tenere fede ad uno degli obblighi scritti e imposti al suo ingrandimento, “...Nell’osservanza della povertà Cristiana”... Dopo questi preamboli che ci hanno illustrato il clima di quei tempi, parliamo dell’edificio. Nel 1914, gennaio, s’iniziarono i lavori e “don Ciùzzu”, da “Viciùzzu” che sta per l’italiano Vincenzino, modo affettuoso di chiamare una volta Vincenzo, (Vìciu), poté avere una sua chiesa, magari molto approssimativa, ma soprattutto la sua, nella seppur contrastata autonomia. L’inaugurazione, verosimilmente in occasione della Pasqua, il 12 aprile, comunque tra febbraio e maggio.

Conferma ne ho avuto ancora da don Gaspare Lo Bue, da mons. Cinquemani che come abbiamo visto si era insediato nella neo parrocchia di S. Antonio, (quasi in contemporanea a don La Scola nel 1938), oltre alle lettere prima citate, mi par chiaro. La chiesa così, dopo alcuni mesi di lavori, pare un paio, curati da mastro Giuseppe Ippolito, (quello che gli donò degli spazi attigui alla chiesa, di cui si conserva un ritratto nella sacrestia), era operativa. Nello stesso tempo il Savatteri assolse gli obblighi di commissionare un altare di legno, molto povero in verità, pare fatto in loco, ma non sono riuscito a sapere con certezza chi lo eseguì. Probabile, mastro Giuseppe Sabella senior. Prima ancora che ricevesse l’imprimatur dagli organi ecclesiastici per erigere l’edificio, si era fatta arrivare la statua in gesso e cartapesta del Sacro Cuore con santa Margherita Alacoque, di cui era particolarmente devoto, e se la mise in casa. L’opera è di Aristide Malecore da Lecce, che come sappiamo nel 1907 aveva già eseguito col più famoso fratello Giuseppe, la statua nell’urna al Calvario. Conosciamo pure il prezzo d’acquisto, 150 £ire, in più altre 24,50 per averla, da Lecce a Castrofilippo, poiché don Vincenzo era meticoloso e come un solerte ragioniere, appuntava tutte le spese che sosteneva. Per chiarire quanto sopra, circa l’altare, nessun documento fin ora ho trovato, speriamo che altri, un domani, siano più fortunati di me. A ogni buon conto, conosciamo bene che tutto ciò che il Savatteri fece, lo mise sotto la protezione del Sacro Cuore di Gesù; La Cassa Rurale ed Artigiana, il mulino, il biviere di contrada Catellaccio e anche la chiesa. In una battuta, il culto al Sacro Cuore del figlio di Dio ha origini antiche, però l’ufficialità e la diffusione partirono dal 1856, con celebrazione subito dopo la festa del Corpo e Sangue del Signore. Potremmo quindi dire di quel periodo.

Facendo un passo indietro, per tornare in tema, a maggior chiarimento di quanto detto in precedenza, un altro vincolo “verbale” che ebbe imposto don Vincenzo, fu quello di non dover commemorare nessuna festa con processioni e così via, solo celebrazioni in chiesa, per non creare antagonismi in primis con il parroco e con altre cerimonie, allora tutte svolte alla matrice. Ecco perché durante la permanenza in questa rettoria egli non fece mai feste con esternalità. Questa notizia mi è pervenuta sempre dal sac. La Scola. Egli, il Savatteri, si attenne fedelmente a queste disposizioni. A febbraio del 1915, la chiesa era funzionante, potremmo dire quasi senza inaugurazione, anche se lui da alcuni mesi già vi svolgeva funzioni. Inoltre, presumibilmente a marzo dello stesso anno, dotò la chiesa di un’altra statua, quella di S. Vincenzo De’ Paoli, il “suo”, ma per quanto detto or ora nemmeno stavolta gli fu permesso fare la festa esterna. La stessa cosa nel 1920 quando commissionò il fercolo della Madonna delle Grazie. Pian piano svolse dei lavori di miglioramento all’edificio e alla canonica, comprò arredi sacri e suppellettili, comunemente usati nelle chiese. Nel 1924, anno della morte del sacerdote Luigi Gaetano Geraci, suo coetaneo, col quale aveva un fraterno rapporto, da questi ebbe regalato il piccolo Crocifisso con l’Addolorata, ancora presenti in un angolo del detto luogo di culto. Notizia avuta sempre dal sac. La Scola. Sembra che provenissero della scomparsa chiesetta dell’Immacolata, in contrada Fontana Pazza. Necessitavano però di riparazioni, particolarmente la ripresa della pittura ed egli provvide a farla fare da Giovanni Barravecchia Senior, che in quel periodo lavorava tanto nelle famiglie più agiate di Castrofilippo, vedi, per dirne alcune, le abitazioni del Ricottone, del Rubè, dei Castellana, dei Vella o dei Rinaldi. Nello stesso tempo eresse una specie di campanile, poiché all’origine gli fu impedito e naturalmente le campane, due, commissionate alla fonderia Virgadamo di Burgio.

Su queste vi mise mano poi il successore don Angelo La Scola. Una fu rifusa nuovamente, per essere arricchita con argento, poiché si diceva che avesse un suono debole, sulla falsa riga di ciò che fece, come visto, l’arciprete Borsellino nel 1948, con le campane della chiesa madre, queste però mandate a Vittorio Veneto. Alcuni castrofilippesi e in particolare, diversi nostri emigrati negli USA, con a capo Vincenzo Acquista, Sal Messina e Salvatore Cusumano, raccolsero delle somme che mandarono a questo scopo, compreso un sostanzioso lascito dato a ciò da don Achille, padre del La Scola. La Rettoria, già, fu fatta tale per avere una certa parvenza d’indipendenza, come abbiamo visto, a quei tempi era confinata ai margini delle abitazioni, senza mezzi termini in campagna, (vedi la foto del 1909 del prof. Nicosia), distaccata seppur di poco perfino dal quartiere più povero del nostro comune, Cannatone. Il Savatteri con oculatezza, nell’eventualità che il centro abitato si espandesse da quelle parti, cosa che poi avvenne, fece in modo di lasciare libera, definitivamente la piazzetta antistante alla detta chiesa, affinché la stessa non fosse occultata da altre abitazioni. Non poté prevedere però la creazione del monumento con l’Addolorata di bronzo, copia dell’opera del Croce, circondata da una cancellata di tubolari d’alluminio, dove si erge una grande palma, che in qualche maniera ne ha limitata la visuale, così come i due alberi d’abete piantati nel 1987 e che superarono di già l’altezza dell’edificio. Fortunatamente, di recente sono stati rimossi entrambi, meno la palma, riportando la visuale della chiesa quasi com’era alle origini. Queste, è chiaro, anche se evidenze, sono solo mie opinioni. A ogni buon conto, come detto, il Savatteri morì nel 1937 a 94 anni e già l’accennammo, l’anno appresso prese il suo posto il castrofilippese Angelo La Scola. Egli vi operò per poco più di 50 anni ininterrottamente.

Questo sacerdote, esile, schivo, cagionevole di salute, si interessò però dell’edificio, canonica compresa e a più riprese, in modo particolare tra il 1979 e il 1982. Fece perciò ripigliare ex novo tutta la chiesa, interna ed esterna e il campanile, sia con contributi statali sia con somme raccolte tra il popolo, vedi la grande statua del Sacro Cuore di Gesù il quale sormonta il campanile, comprata con i fondi che rimasero dall’effettuazione dell’ultima festa tributata allo stesso, dati dal comitato promotore nella detta ricorrenza. Di ciò do testimonianza diretta, poiché in quel periodo vi ho svolto alcuni lavori. Anche il vecchio altare di legno fu pensionato poiché ne fu istallato uno nuovo in marmo e naturalmente la mensa con faccia al popolo, secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II°. Infine furono ornate con stucchi le due nicchie, create tempo dopo l’edificazione, per ospitare nel 1970 una S. Rita da Roccaporena, dono di Anna Asaro, a distanza di 20 anni per interessamento di privati un S. Onofrio re di Persia tanto venerato a Sutera e che a Castrofilippo ha non pochi devoti. L’avvento del 3° millennio portò qui un nuovo fercolo, a quanto pare ospitato provvisoriamente, in attesa di trovargli un posto “da titolare” con relativa cappella o chiesa, quello di S. Pio da Pietrelcina, dono di Charlie ed Angelo Restivo A proposito di queste ultime, sotto il La Scola, accantonato il vicolo originale dell’impedimento imposto al Savatteri, cambiando i personaggi e gli eventi, finalmente si poterono fare, ma furono saltuarie, concentrate tra il 1960 e gli ultimi del 1970. Erano tutte per il S. Cuore di Gesù, quando presidente di quel comitato ne era il facoltoso dott. Giovanni Ciotta da Campobello di Licata, medico condotto a Castrofilippo per circa un ventennio.

La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Don Vincenzo Savatteri