LOADING...

Pro Loco Castrofilippo

Associazione di Promozione Turistica, Culturale, Sociale e Sportiva


Arcobaleno blog

» L’Arcobaleno blog » Edizioni de L’Arcobaleno
Condividi questa pagina su...
Seguici su...


Post più letti

Categorie



La statua di S. Antonio Abate

Castrofilippo, la sua storia
di Calogero Cinquemani, pubblicato il: 11/07/2016 in: , Letto: [779] volte

S. Antonio AbateIl simulacro di Sant'Antonio Abate, in legno scolpito, risale agli inizi del 1600. Infatti, il 13 febbraio del 1606, data in cui fu concessa la "licenza a fare festa e la processione di questo Santo" a Castrum Philippi, la statua del Santo già esisteva in quell'antica chiesa a lui dedicata.

E' una pregevole opera d'arte di cui, al momento, ignoriamo il sicuro autore. Potrebbe avere valore l'ipotesi che la statua di Sant'Antonio Abate sia stata scolpita dallo stesso autore che ha scolpito la statua di San Calogero di Naro. Infatti, le due statue hanno in comune numerose similitudini stilistiche che fanno pensare ad una stessa famiglia di artisti (intendendo con il termine "famiglia", oltre i discendenti, anche gli allievi o gli apprendisti, che possano aver imitato o, addirittura, migliorato lo stile dell'artista principale). I due simulacri sono stati raffigurati con abiti della stessa foggia che poco hanno a che vedere con le consuete riroduzioni di Santi. Anche le pieghe delle vesti e dei mantelli, la posizione delle mani, dei piedi - con  il loro emergere - dai panneggi, la curva delle spalle, la postura del corpo, lo sguardo fiero, il bastone e la cassetta dei medicamenti.

La statua di San Calogero risulterebbe scolpita da Francesco Frazzetta da Militello Val di Catania nel 1556. Il dubbio dunque rimane, non essendovi nulla di certo.

In Sicilia, la statua del nostro Patrono è una delle più belle e più riuscite sia artisticamente che esteticamente, rispetto a molte altre, tra quelle più conosciute. L'opera misura in altezza 163 cm, esclusa la zoccolatura che è di 15 cm. Il Santo è rappresentato con un'espressione sicura con l'atteggiamento di chi è aduso al cammino, sottolineato dal bastone a T su cui poggia con eleganza la mano destra.

Il bastone attuale d'argento fu offerto da Donna Rosalia Ricottone vedova Sciabbarrasi, il 4 giugno del 1963, mentre quello originale, che era di legno, pare che sia stato riposto nella bara della benefattrice, secondo il suo desiderio. La mano sinistra regge il Vangelo, da cui scaturisce una vistosa fiamma, detta più comunemente "fuoco di S. Antonio".  Da qualche anno, sempre nella stessa mano sinistra, compaiono due oggetti antichi e di mirabile fattura, che pare fossero corredo della stessa statua: una campanella e una cassettina. La campanella metallica, nelle immagini sacre del Santo, è quasi sempre pendente dal bastone e annunziava, col suo tintinnio, la presenza del Santo eremita e la richiesta dell'elemosina per i poveri. La cassettina o piccola teca d'argento è sostenuta da un nastro di tela, su cui è artisticamente ricamata la frase latina: "Et in Roma facta est pulcherrima rerum", che dovrebbe significare: "E a Roma fu creata la più bella dele cose". Frase, sicuramente, riferibile alla chiesa cattolica. La piccola teca d'argento sarebbe legata alle doti taumaturgiche del Santo, cioè alle sue forze guaritrici "In nomine Dei". Infatti, S. Antonio Abate sia durante la sua lunga vita, che dopo la sua morte, ha dimostrato di aver guarito sia i mali del corpo che quelli dell'anima.

Esposta in chiesa, alla venerazione dei fedeli, vi è una reliquia del Santo, un piccolo frammento osseo, racchiuso in una piccola teca metallica.

(Tomaso Inzalaco, "Sant'Antonio Abate" - Ediz. 2007)