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Onore all appuntato S. Bartolotta


di Antonino Matina, pubblicato il: 21/08/2011 in: Società, Letto: [2456] volte

Il 29 luglio del 1983, 28 anni fa, si consumò, a Palermo nella Via Pipitone Federico, la strage in cui persero la vita il Giudice Rocco Chinnici e i Carabinieri di scorta: Maresciallo Mario Trapassi e l’ Appuntato Salvatore Bartolotta nonchè il portiere dello stabile dove abitava il giudice,  Stefano Li Sacchi.

Vittime della strage per l'attentato al giudice Chinnici

L’Amministrazione comunale di Castrofilippo retta dal 29 aprile 2011 da tre commissari pro-tempore nominati a seguito dello scioglimento del Consiglio per infiltrazioni Mafiose, dr. Baldassare Ingoglia, dr. Massimo Signorelli e dr. Carmelo Fontana, il 29 luglio di quest’anno, ha onorato con un Messa solenne le vittime di quell’attacco alle Istituzioni Italiane che inaugurò una triste stagione di attentati in cui persero la vita molti altri servitori dello Stato.

Generale AmatoA celebrare la SS. Messa è stato il Vescovo di Agrigento, S.E. Francesco Montenegro, a presenziarla le più alte cariche militari della Provincia di Agrigento e non solo, era presente il generale Riccardo Amato, comandante della Legione carabinieri Sicilia e numerosi cittadini oltre ai familiari dell’Appuntato S. Bartolotta e la dott.ssa Caterina Chinnici, figlia del Giudice Rocco Chinnici nella duplice veste di familiare di vittima di Mafia e Rappresentante delle istituzioni politiche della Repubblica italiana.

L’omelia di Mons. Montenegro, Vescovo della Diocesi di Agrigento, con la sua proverbiale pacatezza e serenità d’animo, ha sottolineatoIl Vescovo Mons. Montenegro numerosi aspetti della vita quotidiana che molti trascurano e che, a volte, hanno come epilogo i tanti eventi tragici e luttuosi come quello che ha visto i presenti ricordare quel tragico giorno di 28 estati fa; Prima di tutto il monito a riscoprirsi “uomini liberi”, infatti …“solo dove c’è Libertà c’è vita vera e c’è il rispetto della dignità”… e soprattutto …” è impossibile e ridicolo il gioco dei mafiosi, anche se drammatico, che mettono insieme Dio nelle loro stanze, su un comodino Bibbie, …, e nell’altro i segnali di violenza, le armi …”. Mons. Montenegro ha ribadito la necessità di “non abituarsi alla Mafia e ancor più alla cultura mafiosa che è meno visibile ma altrettanto grave”, ricordando un vecchio proverbio ebraico che indicava l’inizio del vero esilio ebraico quando essi iniziarono a sopportarlo e così anche per la Mafia che è presente …”quando ci si abitua ad essa e la si sopporta, quello è il segno che la mafia è potente, ci condiziona e ci addomestica…”. Ritornando sul concetto di Libertà, l’alto prelato ha sottolineato che nessuno ha l’arbitrio di concederci qualcosa, men che meno la Libertà che è innata in ogni essere umano e nessun prepotente di turno può concederla; occorre che vi siano “… politici più liberi, giovani più protagonisti, …” poiché si riacquisti la capacità di sentirsi ed essere Liberi, poiché “Libertà significa fare del bene, il bene di tutti e della Comunità, riconquistare lo spirito di servizio reciproco, di comunione, di accettazione …”.
 

La conclusione dell’omelia ha visto mons. Montenegro spronare tutti e soprattutto i giovani ad una riscossa morale, ad abbracciare la cultura della vita, della solidarietà, ad abbandonare e rifiutare la mediocrità, il compromesso ed il conformismo. Bisogna essere persone autentiche e soprattutto costruttori del nostro futuro, “…Non basta essere sulla buona strada, se poi si rimane seduti ai margini di essa…, …Bisogna andare controcorrente, è possibile farlo.” Il Vescovo Montenegro ha concluso la sua appassionata, pungente e toccante omelia ricordando, a futura memoria, un Uomo di questa nostra Terra che è stato un lucido “esempio autentico” di uomo controcorrente, il giudice Rosario Livatino.

Onore all appuntato S. BartolottaIl corteo, avvenuto dopo la funzione religiosa, con in testa il gonfalone del Comune di Castrofilippo ha raggiunto l’atrio del Comune per la deposizione di una corona di fiori ai piedi della lapide in memoria dell’app. Salvatore Bartolotta, nostro compaesano, che ha perso la vita nel tragico attentato al giudice Chinnici. Dopo la deposizione della corona, il presidente della commissione reggente l’amministrazione comunale, dr. Baldassarre Ingoglia, ha portato il saluto alle Autorità presenti ribadendo  il concreto impegno della terna commissariale nel riportare serenità e normalità in seno alla comunità locale, ribadendo che “… i provvedimenti di rigore …” assunti dal Presidente della Repubblica, su proposta del Governo Nazionale che ha portato allo scioglimento del Comune di Castrofilippo, “… non sono rivolti alla comunità, ma agli organi che la amministravano …”; L’augurio del dr. Ingoglia è quello che la popolazione castrofilippese attraverso il “… libero esercizio della volontà popolare li riconduca ad una gestione ordinaria della Cosa Pubblica. Quello che ci conforta e ci sostiene, ha ribadito il Presidente, è la partecipazione attiva della gente, soprattutto dei giovani, che possa essere un’azione di rivalsa nei confronti della criminalità mafiosa.”

A seguire anche la dr.ssa Caterina Chinnici ha portato la propria testimonianza di parente di vittima della barbarie mafiosa e “… l’affetto sincero ed autentico…” nei confronti dei parenti dell’app. Bartolotta, che sono stati sempre vicini all’uomo e al magistrato Rocco Chinnici e che hanno coltivato e saputo trasmettere al prossimo il senso ed il valore della Giustizia.
Sostegno, apprezzamento personale e conforto anche dalla dr.ssa Chinnici, quale Rappresentante delle istituzioni politiche, (la Politica è stata l’assente ingiustificata in questa giornata di commemorazione di Servitori dello Stato che dovrebbero rappresentare e presenziare, Ferie permettendo, la comunità che li elegge, ndr), essendo attualmente Assessore Regionale alle Autonomie Locali, di superare “… l’appiattimento alla rassegnazione …” che pervade la nostra bella ma martoriata Isola, e si ritiene speranzosa che le cose possano davvero cambiare, soprattutto incoraggiata dalla presenza in Chiesa di numerosi giovani in cui ripone grandi speranze di forti contributi di cambiamento autentico.”

A conclusione, la vedova della Medaglia d’oro alla memoria al valore dell’appuntato Bartolotta, ha ricordato il proprio caro sottolineando il fatto che egli era consapevole del rischio che correva svolgendo il suo lavoro, d’altronde non era né avvocato né medico, e soprattutto l’aveva scelto lui di svolgere quel lavoro ed era convinto di compiere il proprio dovere di Carabiniere.

La manifestazione si è conclusa con il saluto alle Autorità intervenute da parte della terna commissariale nei locali del Comune di Castrofilippo. Fin qui la cronaca di una Giornata calda ed emozionante dal sapore autentico, consci di non essere una semplice passerella, per la solita celebrazione di rito di un evento oramai appartenente e relegato al passato.

La sensazione, a pelle, è stata di sincera partecipazione della popolazione intervenuta e di consapevoleOnore all appuntato S. Bartolotta assenza di tutti coloro che sperano presto che si ritorni alla normalità, che non è il proverbiale “appiattimento alla rassegnazione”, che ha visto per decenni la popolazione siciliana in attesa di un segno divino. Credo che questa sia una delle poche occasioni che si possano avere per dare un segnale forte e concreto alla popolazione locale che le Istituzioni, questa volta civiche e civili, sono presenti e che fuori dalle logiche partitiche, si possa seriamente puntare al rilancio, per quel poco che ne rimane, di uno sviluppo economico, sociale, etico e perché no, spirituale, di una piccola comunità che si vede ogni giorno sempre più assottigliare per l’emorragia di giovani e meno giovani che lasciano il nostro piccolo borgo rurale verso lidi che offrono migliori prospettive di vita. La gente semplice e comune, che non ama la ribalta delle cronache e delle telecamere, se vede segnali positivi e soprattutto sinceri, credo che non possa fare altro che condividerne le scelte, anche semplicemente con uno sguardo di semplice e serena approvazione. A volte un accenno di sorriso, in periodi di difficoltà economiche, può essere più esauriente di tanti discorsi prolissi ed ampollosi.