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Il Gianburrasca di oggi


di Pro Loco, pubblicato il: 05/04/2011 in: Opinioni, Letto: [1359] volte

GianburrascaQuante volte siamo soliti definire un bambino vivace con il nomignolo di Gian Burrasca, ricordandoci di quel brioso e vivacissimo ragazzo che per semplice ribellismo ne combinava di tutti i colori ? Nella nostra infanzia ci siamo sicuramente divertiti nel leggere o nel guardare in TV le sue spensierate avventure!

Oggi la vivacità quando oltrepassa determinati limiti diventa dramma, e viene a far parte del campo della patologia neuropsichiatrica. Il “Gian Burrasca” dei nostri tempi è un bambino straordinariamente intelligente che ha però il limite dell’irrequietezza in qualsiasi contesto, sia esso scolastico o familiare.
L’eccessiva vivacità a scuola, per esempio, non gli permette di stare al suo posto, di restare in silenzio il tempo necessario alla spiegazione di una lezione, di dare spazio agli eventuali interventi dei suoi compagni i quali, alla fine, sono urtati con lui come le maestre. Anche a casa la situazione è simile: non riesce a trovare la concentrazione per svolgere i compiti in un tempo ristretto. E’ costantemente distratto da ogni più piccolo evento e si stufa subito di qualunque attività, comincia cento cose e non ne termina nessuna.
 
Ebbene questa tipologia di bambini presenta una sindrome, ormai studiata da diversi anni, nota come Sindrome da Deficit di Attenzione con Iperattività (ADHD) e di cui ne è affetto il 2 per cento dei bambini italiani. Un bambino che manifesta questa sintomatologia è generalmente di intelligenza del tutto normale; tuttavia presenta un basso livello di attenzione, un eccesso di impulsività ed iperattività. E’ bene sottolineare come in alcuni bambini possa prevalere maggiormente l’impulsività (il classico bambino che “agisce prima di pensare”), in altri di più il problema dell’attenzione, in altri ancora l’eccesso di attività.
Di solito comunque i tre sintomi, pur con intensità diversa, coesistono. Di queste difficoltà loro non hanno nessuna colpa , né tanto meno ce l’hanno i loro genitori che vengono spesso additati come incapaci a svolgere bene il proprio ruolo di educatori. Alcuni studi sui gemelli hanno infatti dimostrato che si tratta di una malattia organica, evidenziabile con alcuni accertamenti medici.
 
L’ADHD , essendo una condizione molto complessa necessita dell’intervento multidisciplinare di specialisti, con la collaborazione tra pediatra, genitori e insegnanti guidati da neuropsichiatri e psicologi. A livello farmacologico l’unico farmaco in grado di combattere questa discussa malattia dell’età evolutiva è il metilfenidato, commercializzato con il nome di Ritalin. Oggi dopo essere stato bandito per vent’anni dal mercato italiano, è stato recentemente reintrodotto restituendo la speranza a quelle famiglie che hanno un figlio affetto da gravi problemi di concentrazione e autocontrollo. Anche se l’uso degli psicofarmaci su pazienti in età evolutiva ha sempre creato divergenze di opinione , oggi vi si ricorre in extremis, ossia quando qualsiasi altro intervento è fallito. Malgrado le evidenze fisiologiche si interviene di fatto con una terapia psicoeducativa basata sul controllo dell’aggressività e l’aumento dell’autostima (il piccolo si rende conto di essere diverso e ne soffre). E’ importante sottolineare che questo è il metodo fondamentale di cura dell’Adhd.
 
Pubblicato su L'Arcobaleno N. 50 del 2007 da Antonella Trupia per la rubrica L'Opinione della Psicologa