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Lampedusa, spettacolo che nessuno mai vorrebbe vedere


di Mariella Badalamenti, pubblicato il: 30/10/2013 in: Lo sfogo, Letto: [1422] volte

E' bastata una piccola fiammella accesa; solo per farsi notare dai pescherecci che si trovavano li, a qualche miglio di distanza e la benzina con la quale avevano unto il pavimento  ha scatenato l’inferno. Dovevano essere poco più di 500, adesso ci sono 366 vittime e pochi superstiti che hanno potuto toccare di nuovo terra.

Lampedusa Strage Migranti

Una storia fatta di dolore e speranza. Il dolore di una scena già tante altre volte vista e la speranza, per chi è rimasto, di potercela ancora fare. Sono loro, i migranti, ancora oggi, attori di quanto accaduto nelle acque di Lampedusa, terra di amore e di dolore, quella  terra che per tanti rappresenta la salvezza e la speranza per ricominciare. Ci sono tutti,  uomini e  donne dell’isola, decine di sommozzatori, motovedette, barche da diporto, Canadair dei vigili del fuoco arrivati da Ciampino, tutti lì per poter  dare un supporto a chi è rimasto e un posto a chi purtroppo non c’è più. Il Sindaco del paese ha proclamato il lutto cittadino,  trasformatosi poi in lutto nazionale, con silenzi eloquenti e lacrime amare.

Tutto per quella anelata e temuta libertà che, ancora oggi, miete vittime  e raccoglie solo sangue e molto dolore.

La paura  fa capolino in quei volti rimasti affranti dalla vista di quei corpi di donne, bambini, uomini posti lì per terra in fila dentro le  bare,  aspettando che qualcuno venga a piangerli. Sì, sono ancora lì, di nuovo tutti insieme vivi e morti e forse, aspettando ancora qualche ora,  potremo di nuovo contare 500 Persone! Nulla di più amaro e sconvolgente; nessun essere umano dovrebbe rimanere insensibile a tanto orrore e a tanto dolore. Ci vorrebbe qualcosa che possa scuotere gli uomini di questo mondo; ci vorrebbe l’anelata pace e il  riconoscimento che tutti e dico tutti gli uomini di questa terra sono uguali tra loro. Intanto la macchina della solidarietà si è messa in funzione, molti dei comuni dell’isola grande, che tanti dicono essere solo abitata da mafiosi e malavitosi, si è detta pronta a ricevere i corpi di chi tragicamente non ce l’ha fatta.

Anche il Comune di Castrofilippo ha voluto accoglierli, lì, in quel posto teatro di lutto e di pace. Sono solo delle bare, bare che non portano su scritto un nome ma solo e solamente un numero.

Tante persone del paese hanno reso omaggio a quei numeri e dopo una preghiera li hanno lasciati riposare in pace. Mi sento di dire un grazie a quanti hanno teso una mano e dato loro una dignitosa sepoltura. Molto toccante l’iniziativa dei Lampedusani di far nascere il “Giardino della Memoria” nella Riserva naturale; ad essere state piantante sono trecentosessantasei piante fornite dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Sicilia, che hanno preso il posto degli altrettanti morti, per mantenere sempre vivo il loro ricordo. Il rintocco delle campane e  le centinaia di lumini accesi  hanno accompagnato un rito semplice ma di grandissimo impatto sociale e morale.

Qui a Castrofilippo, se alzate lo sguardo verso il palazzo comunale, vi accorgerete che le bandiere che sovrastano l’edificio sono state legate con un nastro nero in segno di lutto.

Mariella Badalamenti