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Tra storia e tradizioni

Natale, sovrapposizione di feste
di Calogero Serravillo, pubblicato il: 08/01/2014 in: Tradizioni, Letto: [1577] volte

Il Natale è la data simbolica della nascita di Gesù Cristo. Il periodo natalizio parte dall’avvento, con apice la vigilia, il 24 dicembre e la conclusione l'Epifania, il 6 gennaio. Questa festa deriva da una mescolanza e sovrapposizione di più feste, tutte tra il 15 e il 30 dicembre, confluite poi in una sola di origine cristiana. Castrofilippo, tra storia e tradizioniPer quel che ci riguarda, proiettandoci nell’antica Roma, i Romani festeggiavano i Saturnali, in onore di Saturno, (il dio dell'agricoltura). Venivano scambiati doni per augurare un periodo di pace, prosperità e di abbondanza nei raccolti. Successivamente, l'imperatore Aureliano sostituì i Saturnali, (che furono per un verso un periodo molto libertino), con la festa del Sole, ossia veniva festeggiato il giorno più breve dell'anno, il solstizio d'inverno.

Dunque, il 25 dicembre non è la data reale della nascita di Gesù e non ci sono tracce di questa nei Vangeli. Secondo molti studi, Gesù nacque probabilmente nel periodo marzo-aprile. Solo dal IV secolo d. C. la chiesa Romana celebrerà il Natale, e dal quinto secolo che fu ordinata la sua osservanza in tutto l’impero come una festa ufficiale per onorare il Signore, quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dell'Impero Romano. Fu Papa Giulio I° a far confluire le feste di origine popolare con la cristianità: nasce così il Natale come lo conosciamo oggi.

Molte delle tradizioni, come lo scambio dei doni, l'albero e il presepe, non sono di origine cristiana, ma pagana e solo in seguito hanno assunto il carattere religioso, unendosi con altre feste di matrice cristiana, per esempio l'Epifania, che nasce originariamente come rievocazione del battesimo di Gesù.  Secondo vari studiosi, il Natale si sviluppò come un mezzo per sostituire l’adorazione del sole con l’adorazione del Figlio, il Cristo. Dal 529 d.C., dopo che il Cristianesimo diventò la religione ufficiale di stato dell’impero Romano, l’imperatore Giustiniano fece del Natale una festa civile.

La celebrazione del Natale raggiunse il suo culmine, alcuni dicono il momento peggiore in epoca medioevale quando divenne un periodo di consumo e sfrenatezza. Il Natale comunque non è stata sicuramente tra le prime feste della Chiesa. Riguardo al presepe, già nel IV secolo troviamo a Roma, (nelle catacombe), immagini della natività. L’origine esatta del presepio perciò è difficile da definire, in quanto è il risultato di un lungo percorso. E’ storicamente documentato che già in tempo paleocristiano, il giorno di Natale nelle chiese venivano esposte immagini religiose, che dal X secolo in poi assunsero un carattere sempre più popolare, estendendosi poi in tutta Europa e poi ancora nelle nuove terre dove sbarcò la Cristianità. Di solito, il “padre del presepio” viene considerato S. Francesco d’Assisi, poiché nel Natale del 1223 fece il presepio in un bosco.

Nella circostanza, Papa Onorio III gli permise di uscire dal convento di Greccio, (nel Lazio), così egli approntò una mangiatoia all’interno di una caverna, difatti presepio significa mangiatoia. Qui vi portò un asino e un bue, senza la Sacra famiglia. Ivi tenne la sua famosa predica di Natale davanti a una grande folla, rendendo così accessibile e comprensibile la storia del Natale a tutte quelle persone che erano per lo più analfabete. E noi Castrofilippesi? Prima di essere massificati al resto del mondo, vedi albero di natale di origine nordica, (a  Castrofilippo da circa 50 anni a questa parte), si allestiva il presepio, o meglio la sola natività, (S. Giuseppe, Maria e il Bambino) che spesso era in unico corpo. Diversi però, invece di approntare il classico presepe, con asparago selvatico, (la sparacògna) e cotone, per emulare la neve, tenevano delle teche di legno e vetro, ove vi allocavano la Sacra Famiglia, in vece solo il Bambinello dormiente o benedicente. Tanti di noi si ricordano queste statuette in gesso o altre più antiche di cera che si conservavano gelosamente, tramandandosi il loro possesso da genitori a figli.

Chi poteva, fino al 1930/1940 circa, organizzava delle novene a casa, invitando perfino zampognari, per lo più pecorai locali. Al di là di ciò che ogni famiglia preparava in proprio per la festa, vedi capponi ripieni, (lu capuni chìnu), dolci vari e quant’altro, quello che risaltava erano le novene. Queste erano un punto d’incontro del vicinato, per la preghiera e poi anche ludico, poiché non era infrequente che terminando la novena, ci fosse il momento ricreativo contornato dal consumo di legumi abbrustoliti, “ciciri e favi m’purnati”, portati a giro da chi partecipava e poi attorno al braciere, “lu lùci”, per ascoltare da narratori provetti “cùnti e passàti”. Certamente Natale è stata da sempre una festa speciale, solo che allora, per dire, indossare vestiti nuovi, “di n’Cignàri”, o riempirsi la pancia più che gli altri giorni dell’anno, stare insieme nelle famiglie allargate eccetera, questo si assaporava molto di più. In sostanza l’attesa. I motivi?

La nostra, una società consumistica e “cunzumata”, le diverse possibilità economiche che ti fanno avere subito ora, ciò che allora come le formichine si metteva da parte per tutto l’anno, lo “staccamento” da certi valori, pur se radicati e chi più ne ha…

Natale però resta sempre Natale, pur se ai tempi, tra i tanti detti, era costume ripetere: “Natàli lu friddu e la fami”!     

Calogero Serravillo